giu 21 2008
Cristalli: forma e potenza

Iniziamo il nostro percorso partendo dalla grande famiglia dei quarzi, la più numerosa che con le punte, i laser, i biterminati ci fornisce gli strumenti basilari per conoscere e usare i cristalli a livello terapeutico.La cristallizzazione di tutte le punte appartenenti alla categoria dei quarzi presenta sempre sei lati.Le punte pseudoesagonali (i sei lati non compongono esagoni perfetti) vengo classicamente suddivise in tre parti: la radice, il corpo e l’apice.La radice o base è quasi sempre caratterizzata da una scarsa trasparenza e, a seconda di come è avvenuto il distacco dalla matrice rocciosa dove il cristallo è cresciuto, possiamo distinguerne due tipi: la base in forma piana e completa, quando il distacco dalla roccia è totale; e la base in forma spezzata, quando una parte di matrice rocciosa è rimasta attaccata al cristallo.Il corpo del cristallo, di qualsiasi dimensioni esso sia, presenta una geometria perfetta, non c’è spazio per linee fuori assetto. Mano a mano che percorriamo con lo sguardo i sei lati verso l’apice ci accorgiamo che la trasparenza aumenta, facendo questa operazione possiamo anche capire se il cristallo è stato lavorato in precedenza: se la sua geometria non è perfetta è perchè qualcuno ha deciso di modificarne l’aspetto. Osservando la punta verticalmente, se le linee che delimitano l’apice dal corpo non sono perfettamente orizzontali, il cristallo è stato lavorato. Anche passando un dito su uno spigolo si può capire, sentendo se è vivo o arrotondato, dove l’uomo ha modificato la perfetta creazione naturale.E’ importante capire quando un cristallo è stato lavorato perché la sua funzionalità energetica soffre enormemente le modifiche artificiali. La ragione è semplice, tutti i cristalli che determinano una punta crescono in una direzione determinata dalla struttura atomica, questa nello sviluppo del cristallo determina in base al suo orientamento molecolare la forma dell’apice. Quando l’apice viene modificato, chi lo lavora non è in grado di rispettare la direzione di crescita molecolare deviando o sfaldando il raggio di energia che la punta emette.Soltanto il caso delle sfere fa eccezione perché la loro configurazione molecolare non esprime alcuna direzionalità e quindi funziona egregiamente lo stesso.Ritornando alle facce espresse dall’apice del cristallo, esse determinano delle qualità importanti relative alle varie punte. Visto che ogni faccia ha un numero variabile di lati che la determinano, questo numero e le diverse sequenze delle sei facce costituiscono segni specifici di riconoscimento.Qui di seguito analizzeremo tutte le punte conosciute.