set
04
2008
>•<
Seguendo il mio blog negli ultimi mesi vi sarete resi conto che la cristalloterapia non può certo considerarsi una scienza esatta. Molti di voi potrebbero perciò essersi convinti che nell’utilizzo dei cristalli tutto sia lecito, che ogni cosa funzioni sempre nel migliore dei modi e che comunque, qualsiasi scelta compiamo, non possa che fare bene. Vi metto subito in guardia che non è così.
E’ vero che non esistono leggi ben definite come nella fisica o nella matematica ma questo non fa della cristalloterapia una tecnica innocua con cui potersi divertire inventandosi di tutto senza conseguenze. Va sempre ricordato che i cristalli sono vettori di energia e che nel momento in cui vi entriamo in contatto interagiscono col nostro corpo energetico che lo vogliamo o no. Ciò significa che utilizzare il cristallo sbagliato nel posto sbagliato può causare o aggravare sintomi e malesseri, quindi siate coscienti che trattare la cristalloterapia con superficialità può essere dannoso.
Inoltre è ormai universalmente riconosciuto che l’energia rispetta leggi ben precise e di conseguenza anche le energie sottili che caratterizzano i cristalli non si comportano in maniera imprevedibile e confusa, ma rispettano canoni non del tutto dissimili da quelli che insegna la fisica. Il corpo energetico umano, in tutte le sue parti, segue regole puntuali di comportamento sia per quanto riguarda le energie interne sia per quelle che ne attraversano i confini
ago
20
2008
L’autoterapia con i cristalli ha come scopo il riequilibrio energetico del nostro corpo attraverso l’azione sui sette chakra. Riuscire ad individuare a quale chakra appartiene un disagio e con che cristalli intervenire non è un compito difficile, bisogna però stare attenti a non ignorare la causa energetica del disagio utilizzando sempre il metodo dei perché (vedi ultimo post).
Attraverso questa pratica conosceremo sempre meglio quali parti psicologiche ed emozionali sono legate a ciascun chakra e con un po’ di esercizio perfezioneremo le nostre autodiagnosi energetico-spirituali. Solo se impariamo ad indagarci così a fondo saremo in grado di impiegare proficuamente i cristalli instaurando un’efficace autocura. Altrimenti cadremo nell’errore di usare la cristalloterapia come usiamo la medicina allopatica, intervenendo sul sintomo con una “pillola di cristallo” pensata per sopprimerlo e non per curarne le cause più profonde.
ago
17
2008
Per poterci curare con i cristalli è importantissimo avere un quadro chiaro del nostro stato di salute.Uno o più sintomi possono essere analizzati in due modi complementari ma sostanzialmente diversi. Il primo è la classica visita medica che ci permette di avere una diagnosi esatta dal punto di vista prettamente fisico. Il secondo metodo consiste nell’ascoltare noi stessi ed implica un coinvolgimento emotivo-spirituale per indagare la causa del disagio.Purtroppo la reazione istintiva alla comparsa di un sintomo è il tentativo di sopprimerlo senza indagarne le cause, il metodo dei perché consiste invece nel risalire progressivamente verso il motivo di risentimento che il corpo ci manifesta attraverso il sintomo.Di fronte ad un banale e diffusissimo malessere come un mal di testa, al posto che precipitarci a prendere un analgesico, domandiamoci da dove viene. Può essere una cattiva digestione dovuta ad un pranzo di fretta, ma perché non ci siamo concessi più tempo per mangiare? Perché eravamo così di fretta? La causa può essere un impegno imminente che ci è stato imposto o un errore nel calcolo dei tempi. E questo perchè è successo, disattenzione o troppo lavoro? Può perché troppi pensieri hanno assorbito la nostra mente sottoponendoci a preoccupazione e stress. Se poi analizziamo i motivi di questa preoccupazione stiamo per arrivare a destinazione, scopriremo finalmente l’emozione che sta alla base del nostro mal di testa. Sarà vero che l’origine prossima è la cattiva digestione, ma c’è anche una causa emozionale più profonda e nascosta.Visto che il sintomo è il segnale d’allarme che il nostro corpo usa per permetterci di capire dove manca una sintonia con noi stessi, se impariamo il metodo dei perché riusciremo ad eliminare le ragioni della presenza di un malessere e non solo a sopprimerlo a forza.
giu
21
2008

Iniziamo il nostro percorso partendo dalla grande famiglia dei quarzi, la più numerosa che con le punte, i laser, i biterminati ci fornisce gli strumenti basilari per conoscere e usare i cristalli a livello terapeutico.La cristallizzazione di tutte le punte appartenenti alla categoria dei quarzi presenta sempre sei lati.Le punte pseudoesagonali (i sei lati non compongono esagoni perfetti) vengo classicamente suddivise in tre parti: la radice, il corpo e l’apice.La radice o base è quasi sempre caratterizzata da una scarsa trasparenza e, a seconda di come è avvenuto il distacco dalla matrice rocciosa dove il cristallo è cresciuto, possiamo distinguerne due tipi: la base in forma piana e completa, quando il distacco dalla roccia è totale; e la base in forma spezzata, quando una parte di matrice rocciosa è rimasta attaccata al cristallo.Il corpo del cristallo, di qualsiasi dimensioni esso sia, presenta una geometria perfetta, non c’è spazio per linee fuori assetto. Mano a mano che percorriamo con lo sguardo i sei lati verso l’apice ci accorgiamo che la trasparenza aumenta, facendo questa operazione possiamo anche capire se il cristallo è stato lavorato in precedenza: se la sua geometria non è perfetta è perchè qualcuno ha deciso di modificarne l’aspetto. Osservando la punta verticalmente, se le linee che delimitano l’apice dal corpo non sono perfettamente orizzontali, il cristallo è stato lavorato. Anche passando un dito su uno spigolo si può capire, sentendo se è vivo o arrotondato, dove l’uomo ha modificato la perfetta creazione naturale.E’ importante capire quando un cristallo è stato lavorato perché la sua funzionalità energetica soffre enormemente le modifiche artificiali. La ragione è semplice, tutti i cristalli che determinano una punta crescono in una direzione determinata dalla struttura atomica, questa nello sviluppo del cristallo determina in base al suo orientamento molecolare la forma dell’apice. Quando l’apice viene modificato, chi lo lavora non è in grado di rispettare la direzione di crescita molecolare deviando o sfaldando il raggio di energia che la punta emette.Soltanto il caso delle sfere fa eccezione perché la loro configurazione molecolare non esprime alcuna direzionalità e quindi funziona egregiamente lo stesso.Ritornando alle facce espresse dall’apice del cristallo, esse determinano delle qualità importanti relative alle varie punte. Visto che ogni faccia ha un numero variabile di lati che la determinano, questo numero e le diverse sequenze delle sei facce costituiscono segni specifici di riconoscimento.Qui di seguito analizzeremo tutte le punte conosciute.
giu
19
2008
Il cammino che porta alla consapevolezza ed alla realizzazione dello scopo della nostra esistenza è molto lungo, senza una fine determinata e un percorso prestabilito. E’ un percorso che progredisce di pari passo con l’accrescimento delle nostre conoscenze e delle esperienze che l’essere nel mondo ci offre. Conoscere i cristalli è parte integrante del vortice che conduce alla consapevolezza; dal contatto con essi non si finisce mai di imparare e si riceve un sostegno forte, spesso imprescindibile per supertare gli ostacoli che si frappongono tra il nostro io cosciente ed il nostro io consapevole. Anche la strada che conduce alla conoscenza dei cristalli è lunga e non si finisce mai di imparare, anche se dal momento in cui si comincia sarà sempre più in discesa.
Entrare nel mondo dei cristalli significa dischiudere una porta che dà accesso ad una realtà luminosa e multicolore, dove ogni elemento interagisce con noi e ci guida nella nostra crescita personale. Luci e vibrazioni apriranno il nostro essere ad una maggiore coscienza evolutiva; informazioni di ogni genere, conosce o non consce, giungeranno al nostro io per spingerci sempre di più e più velocemente verso l’esperienza della consapevolezza profonda della nostra ragione di esistenza.
Cristalli di ogni tipo e misura sono pronti ad entrare nelle nostre vite e ad offrirci l’aiuto di cui abbiamo bisogno. Ognuno di essi ha un bagaglio energetico, di informazioni, di esperienze e di contatti diverso e quindi il supporto che possiamo trovare in ogni cristallo è diverso e unico.
Nel nostro cammino possiamo iniziare con un piccolo burattato, con un geode, un maestro o una piccola drusa per poi trovarci circondati da cristalli di tutti i generi, colori e fogge.
Non preoccupiamoci di cercarli perché saranno loro a trovare noi per coadiuvarci nel percorso di scoperta dell’universo di cui siamo una parte unica ed insostituibile.
Nel momento in cui entreremo in contatto con i cristalli sarà importante sapere che tipologia di essi scegliamo di accogliere nella nostra vita e quindi in questa sede è importante fare un introduzione ai diversi generi di cristalli esistenti. Abbiate pazienza di aspettare qualche giorno e vi svelerò forme e poteri dei cristalli.
giu
15
2008

Durante l’esercizio di meditazione entrerete in contatto con una nuova sfera di “sentire”. Vi si dischiuderà un mondo nuovo, meraviglioso e tutto da scoprire. E’ il mondo della vostra interiorità, sempre in evoluzione ma sempre uguale per il suo esploratore, talmente vasto da offrire un’infinità di esperienze, sensazioni, dialoghi sempre nuovi. Con la prima esperienza meditativa si intraprende una strada che conduce alla più profonda conoscenza di noi stessi, ognuno entra in contatto con una dimensione unica, totalmente soggettiva, che può presentare diversi caratteri di realtà e di esperibilità. Come ad esempio la ricorrenza di immagini mentali che producono luoghi stabili, dove di meditazione in meditazione scopriamo di tornare; oppure sensazioni fisiche, che riconosciamo simili ad altre già conosciute durante meditazioni precedenti, ma che capiamo evolversi di volta in volta; o ancora il contatto con personaggi coi quali instauriamo ogni volta dialoghi di diverso genere. La realtà che si cela dietro lo spazio della coscienza è tanto vasta quanto simbolica e soggettiva. Non dialoga con noi attraverso la chiarezza razionale tipica della comunicazione umana ma si fa percepire con sensazioni e immagini allegoriche, starà a noi imparare a decifrarle perché nessuno può farlo al nostro posto. Questo infatti è un messaggio che noi stessi comunichiamo a noi stessi e vale solo per noi stessi, è come se una diversa profondità di coscienza che alberga nel nostro io comunicasse con la superficie e cioè con il nostro “io nel mondo”.Quando siamo immersi in un’esperienza extrasensoriale di questo tipo il supporto di un cristallo è uno degli aiuti più preziosi. Potremo avere da lui suggerimenti, rivelazioni, informazioni che ci comunicherà in maniera molto diretta o simbolicamente. Ricordate che a lui potete chiedere tutto ciò che desiderate sapere, compreso un chiarimento in merito ad un suo messaggio precedente.Fate questo esercizio anche con il cristallo chiuso tra entrambe le mani, questo comporta un contatto più forte perché viene aggiunta la vostra energia personale che attraversando il cristallo ne potenzia l’emissione. Attenzione però a sperimentare l’uso delle due mani solo dopo aver praticato l’esercizio con una mano più volte, l’energia che viene sprigionate è molto forte e potrebbe causarvi qualche disagio se non siete preparati.Questo approccio al mondo del “sentire” e della meditazione vi renderà più aperti e ricettivi all’energia dei cristalli e vi permetterà non solo di beneficiarne ma di riattivare percezioni sensoriali sopite.
giu
12
2008

Siamo tutti dotati di cinque sensi: gusto, olfatto, tatto, udito e vista. Sono queste percezioni che ci guidano nella vita quotidiana e che ci permettono di essere coscienti di noi stessi in quanto esseri immersi nel mondo. Le sensazioni che pervengono a coscienza non sono però tutte quelle che potremmo percepire, vi è una miriade di impulsi che vengono per così dire “scartati” dal nostro subconscio perché considerati superflui, non decisivi alla sopravvivenza dell’individuo. E’ in questo substrato che agisce la meditazione, la sua potenza consiste proprio nell’elevare a coscienza ciò che il nostro “io nel mondo” ci nasconde.Uno dei modi più efficaci per giungere a tali percezioni è attraverso i cristalli. Utilizzate ad esempio uno dei cristalli che avete purificato e programmato, scegliete una situazione tranquilla (nella natura o anche in casa), sedetevi comodi con la schiena ben eretta, mettete in sottofondo una musica rilassante ed afferrate con la mano sinistra (destra per i mancini) il vostro cristallo. Potete ora chiudere gli occhi e concentrandovi su una respirazione regolare giungere ad un totale rilassamento.Visto che il rilassamento è un requisito importantissimo se siete particolarmente tesi o agitati vi consiglio un po’ di attività fisica prima di iniziare la meditazione.Una volta giunti ad uno stato di relax lasciate scorrere i vostri pensieri liberamente, non cercate di fermarli, di elaborarli ma lasciateli fluire come nuvole che attraversano il cielo. Adesso siete come osservatori esterni di voi stessi, sentendo lo scorrere dei pensieri riportate l’attenzione sul respiro che entra ed esce, entra ed esce, entra ed esce…Lentamente l’attività cerebrale si placa e il confine del nostro io cosciente sfuma in nuove sensazioni prima nascoste. In questa situazione non vi state sforzando di raggiungere qualcosa ma state lasciando che ciò che può e vuole farlo possa raggiungere voi. Le sensazioni che arriveranno potrebbero essere dei generi più disparati, da piccoli spasmi muscolari a vibrazioni nel corpo a colori, immagini, o perfino suoni e profumi.Per ognuno le percezioni sono diverse, spesso incomunicabili, e man mano che affinerete la vostra tecnica personale saranno più intense e nitide. Non preoccupatevi se i primi tentativi non vi offriranno sensazioni sorprendenti o accadimenti straordinari, l’importante è che di volta in volta la vostra attenzione sia concentrata su ciò che accade, qualsiasi cosa essa sia. Provate questo esercizio più volte fino a successo ottenuto.
giu
09
2008

Nella parola meditazione è concentrata una molteplicità di significati molto vasta. Le interpretazioni variano da cultura a cultura e una delle differenze più marcate si riscontra nei diversi principi che definiscono questa pratica in occidente e in oriente.
Basta prendere un vocabolario per iniziare a definire più concretamente la meditazione.
Meditare:
–“considerare a lungo ed intensamente un problema, impegnando le proprie facoltà mentali e spirituali”;
–“verbo che implica applicazione e riflessione”;
–“cercare di rendere chiaro o di fissare nell’ambito del proprio intento”;
–“pensare, riflettere, avere in mente”.
Meditatore:
–“segreto ponderatore, macchinatore”.
Meditazione:–“prolungata e intensa applicazione delle proprie facoltà spirituali o intellettive su un argomento o un problema”;
–“pratica ascetica, consistente in una forma di preghiera mentale o anche di predica, destinata ad aumentare le possibilità del credente nei confronti della fede mediante la riflessione”.
(le definizioni sono tratte dal vocabolario del Devoto)
Comune denominatore di tutte queste definizioni è il rimando ad un’attività. Che si tratti di pensare, riflettere, pregare o impegnare qualsiasi facoltà mentale resta chiaro che la meditazione si svolge nella sfera del fare.
E’ in questa impostazione di base che il concetto orientale di meditazione si differenzia radicalmente, se per gli occidentali le tecniche di meditazione implicano l’esercizio di attività della mente per gli orientali è tutto il contrario.
Nelle più importanti scuole di meditazione orientali vengono insegnate tecniche in cui la mente è chiamata a non fare, a non sforzarsi, in breve a non pensare.La cosa affascinante è che in questa maniera si può arrivare ad uno stato meditativo senza il bisogno di sforzo o di fatica, basta non fare assolutamente nulla.Una delle tecniche di meditazione più semplice e alla portata di chiunque si basa sull’ascolto del proprio respiro, il lasciarsi vivere senza fare nulla, nemmeno impegnarsi nel contrasto dei pensieri spontanei. In questa maniera si può conquistare una dimensione propria fatta di silenzio interiore che ci permette di entrare e capire il significato della meditazione.Il meditare è un’esperienza inesprimibile attraverso il linguaggio, la sua soggettività la rende diversa per ogni individuo e non raffigurabile.
Essa ci permette di vivere sensazioni talmente sottili ma contemporaneamente intense e catalizzanti che, vista la loro dimensione fortemente personale, non sono descrivibili a parole.
L’unica cosa da fare per capire la meditazione è provare l’esperienza in prima persona. Oggi si stanno diffondendo in tutto l’occidente scuole di meditazione orientale e tra questa spicca per efficacia ed originalità quelle create dal maestro indiano illuminato Osho.Le sue tecniche sono state elaborate per conciliare la meditazione orientale con lo stile di vita dinamico degli occidentali.
Osho per dimostrare l’inutilità del pensiero nella meditazione, suggerì ai suoi discepoli di annotare tutto ciò che capitava loro per la mente, senza tralasciare nulla. Così facendo dimostrò che per quanto tentassero di concentrarsi su particolari argomenti, la loro mente inseriva autonomamente un elevato numero di pensieri inutili, stupidi e fuori luogo.Osho cercò di unire nella meditazione l’inclinazione meditativa tipica orientale all’attività e al movimento occidentali. Il risultato consiste in tecniche originali per creare le premesse per una valida meditazione anche in coloro che sono super impegnati o stressati.
Famose sono le meditazioni: Dinamica, Kundalini, Nataraj, No Dimension… che sono tutte apprendibili e praticabili negli Osho Meditation Centre diffusi in tutte le grandi città italiane.
In ogni caso, qualunque tecnica di meditazione intendiate scegliere, sappiate che uno dei più validi supporti sarà sempre l’energia dei cristalli.
La prossima volta vedremo come.
mag
25
2008

Se applicherete i seguenti suggerimenti potrete usufruire appieno delle possibilità del vostro cristallo:
• Il cristallo per essere pronto alla programmazione deve venire previamente purificato e scaricato da eventuali programmi preesistenti.
• Preparate poi una frase che volete far memorizzare alla pietra, evitando negazioni e tempi diversi dall’indicativo presente (“non voglio che…” “vorrei…”), il contenuto deve essere facile da ricordare.
• In un luogo dove non potete essere disturbati levatevi tutti gli anelli e passandoci sopra il cristallo diverse volte purificate ed equilibrate la vostra aura.
• A questo punto sedetevi in posizione eretta, rilassando tutto il corpo e prestando attenzione a respirare in maniera corretta. Cercate di lasciarvi andare, senza aver fratta, senza voler ottenere a tutti i costi, ma accettando la discesa nello spazio del silenzio e della meditazione. Non fermate eventuali pensieri che vi possono balenare nella mente ma lasciate scorrere il flusso.
• Appoggiate sul terzo occhio il cristallo che tenete con la mano sinistra (i mancini con la destra), mettete l’altra mano sul chakra del cuore. E’ il momento di lasciarvi andare all’energia del cristallo e quando sentite di essere pronti chiedete al cristallo di ascoltare, sentire e riconoscere la vostra energia.
• Fatto ciò entriamo nella fase della programmazione vera e propria. Immaginate un raggio di luce bianca che esce dal terzo occhio ed entra nel cristallo, è su questo raggio che dovete scrivere il vostro messaggio e lasciare che venga impresso nella pietra. Visualizzatelo quindi impresso nel suo interno e mantenete la visualizzazione finché non saprete che il cristallo ha memorizzato l’informazione.
• Ringraziate il vostro nuovo amico fidato.D’ora in poi tutte le volte che desidererete domandare qualcosa al vostro cristallo o comunicargli dei messaggi, potrete usare la stessa procedura o affinarne un similare ma più consona al vostro sentimento.Il cristallo è in grado di soddisfare le richieste più svariate, l’unico limite alla domande che potete porgli è quello della vostra immaginazione. Il cristallo ovviamente non risolve problemi o realizza desideri, la sua energia serve a noi per chiarire le nostre idee. Siamo sempre e solo noi a tenere i mano la nostra vita e a decidere. Il cristallo è un grande amico che dispensa consigli, indirizza e illumina la strada con la sua luce.
mag
22
2008

Fin dal primo incontro il nuovo cristallo è stato vicino a noi, manca però ancora qualcosa perché esso possa diventare espressamente “nostro”.Dobbiamo instaurare con lui un rapporto di interazione più profondo, fargli capire l’importanza che ha per noi e il nostro desiderio di dialogo esclusivo, in sintesi dobbiamo programmare il nostro cristallo.Un cristallo con cui veniamo in contatto per la prima volta è ancora un cristallo di tutti, ha scambiato la sua energia con moltissime persone prima di noi e continuerà a farlo se non gli chiediamo espressamente d’instaurare un rapporto di esclusività.Bisogna essere attenti all’atteggiamento che usiamo nei suoi confronti, la programmazione non è un’imposizione della nostra volontà ma è un invito ad entrare in simbiosi con la nostra propria energia. Per capire meglio come programmare un cristallo perché faccia ciò che desideriamo basta osservare il metodo di memorizzazione dei calcolatori. In ogni computer la memoria è impressa su dei chip in biossido di silicio ovvero la medesima sostanza di cui è composta la pietra che volete programmare. Se la funzione dei chip è di memorizzare gli impulsi con cui viene in contatto, lo scopo del vostro cristallo è di conservare ciò che è stato memorizzato quando viene dato l’impulso.Ovviamente il medium di trasferimento dei dati di un chip è differente da quello di un cristallo: il primo usa energie elettroniche mentre il secondo energie mentali, molto più sottili.Quando avete programmato un cristallo riponetelo in un posto accogliente e ben in vista e fate attenzione che nessun altro lo tocchi, nel caso questo accada dovrete riprogrammarlo. Anche nel caso voi stessi tocchiate il vostro cristallo in momenti di stati d’animo particolarmente avversi o forti sarà meglio che lo ripuliate e lo riprogrammiate, cosa comunque da fare di tanto in tanto per mantenere con lui un contatto stretto.
Nel prossimo post i segreti per la programmazione della vostra pietra.